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È morto Pino Pelosi, l’omicida di Pier Paolo Pasolini

20 Luglio 2017 : è morto a Roma Pino Pelosi, condannato per l’assassinio dello scrittore Pier Paolo Pasolini avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia. L’ex “ragazzo di vita” Aveva 58 anni ed era malato da tempo di tumore.

Muoiono con lui quarantadue anni di misteri e mezze verità, rimarrà il sospetto che ad agire, quella notte dell’assassinio di Pasolini, Pelosi non fosse solo, che con lui ci fosse stata più di una persona, o addirittura altri uomini, senza che Pelosi nemmeno ci fosse.. ma per la giustizia italiana è rimasto il responsabile della “morte violenta” di Pasolini.

Pino Pelosi detto “la rana” nato a Roma il 28 giugno 1958, per il delitto Pasolini venne condannato in primo grado a più di 9 anni.
Nel 1976 Pelosi (che all’epoca dei fatti aveva 17 anni) fu assolto dai reati di atti osceni e furto dell’auto di Pasolini, mentre le venne confermata la condanna di omicidio, sentenza divenuta definitiva il 26 aprile 1979, con la conferma in Cassazione. Pelosi il 26 novembre 1982 ottenne la semilibertà e il 18 luglio 1983 la libertà condizionata.

La vicenda della morte di Pier Paolo Pasolini resta un mistero, difficile da capire anche per chi ripercorre con la memoria gli ultimi istanti di vita del famoso scrittoreregista, la notte del 1 novembre 1975 dalle ore 22,30 quando alla stazione Termini di fronte a Paolo Pelosi e agli amici Claudio Seminara e Adolfo De Stefanis, si ferma un’Alfa Romeo GT 2000 grigio metallizzato guidata da Pier Paolo Pasolini.

 

Lo scrittore invita Adolfo a salire in macchina per fare un giro, ma Adolfo rifiuta, Pasolini allora si rivolge a Pino che accetta.
Alle ore 23 Pasolini porta Pelosi a mangiare alla trattoria “Al biondo Tevere”. Alle ore 23,30 i due si recano a Ostia nei pressi dell’Idroscalo. Due ore di buio, dove non si seppe mai cosa accadde realmente in quel posto isolato. All’1.30 del 2 novembre 1975 il diciassettenne Pino Pelosi venne fermato sul Lungomare di Ostia alla guida dell’Alfa di Pasolini, mentre guidava contromano a folle velocità davanti a una pattuglia dei carabinieri.

Inizialmente Pelosi fu accusato solo di furto d’auto, ma più che dell’accusa di furto, Pelosi apparve preoccupato della perdita all’interno dell’abitacolo, del suo grosso anello con la scritta “United States Army”, un anello che venne successivamente ritrovato a fianco al corpo di Pasolini.

Pelosi venne arrestato e trasferito nel carcere minorile di Casal del Marmo, dove al compagno di cella confessò: “Ho ammazzato Pasolini“. Nell’interrogatorio il giovane Pelosi descrisse come fu “agganciato” da Pasolini alla Stazione Termini e di come all’Idroscalo il loro incontro degenerò in una discussione dovuta a una prestazione sessuale non gradita, sfociato in una colluttazione. Pelosi sostenne che lo scrittore l’avrebbe colpito per primo con un bastone e che lui si sarebbe difeso colpendolo a sua volta con una tavola di legno; lasciando Pasolini a terra, sarebbe poi fuggito a bordo dell’auto del regista, provocandone la morte investendolo durante la fuga, schiacciandone il torace e rompendogli il cuore, Pelosi sostenne anche che non vi fossero altre persone sul luogo del delitto, fu condannato.

La sua vita è continuata tra alti e bassi, anche attraverso dichiarazioni, ospitate tv, interviste ed anche un’autobiografia, correlate dalle diverse versioni su quella vicenda della notte all’idroscalo.
Tornò a far parlare di sé negli anni, ritrattando più volte e in modo contraddittorio la propria versione dei fatti riguardo alla notte della morte dello scrittore. Il legale è convinto a oggi della sua innocenza e dice che esistono informazioni custodite in una cassetta di sicurezza, che lui non ha mai diffuso per paura che qualcuno potesse toccare lui o i suoi familiari.

Dal canto suo, oltre alla sua orrenda fine, Pier Paolo Pasolini passò la sua vita sregolata, tra ingiustizie, scoop, accuse, denunce e aule di Giustizia, dove il suo nome per tanti anni echeggiò, senza mai aver avuto pace, neanche da morto.