Ma noi, non eravamo quelli che… (Mimmo Lastella)

Carissimi lettori, carissime lettrici

Facciamo un passo indietro, agli anni in cui, chi scrive, militava nel centro-sinistra, quel centrosinistra che, si poneva come alternativa alla destra berlusconiana e “fascista”, che immaginava un altro mondo possibile, un Italia e “per restare nella mia regione” una Puglia migliore.

Una sinistra che aveva posizioni critiche sull’eccessivo consumismo  e sciatterie della destra; all’epoca, noi eravamo quelli che criticavamo i concertoni e le feste di fine anno, anteponendo ai big della musica nazionale, l’esibizione di gruppi musicali locali, al fine d’incentivarli.

Noi, eravamo quelli dei tamburi e tamburelli, della musica etnica e di protesta; di quel genere musicale, non commerciale che difficilmente passava per le radio; ma che trovava spazio nelle piazze, sagre popolari, balere salentine, feste di liberazione e dell’unità e piccole tv private.

Un genere musicale che aveva come fulcro centrale: “sua maestà la pizzica, tanto valorizzata nella notte della taranta e che annoverava fra i suoi autori principali, comunisti come Uccio Aloisi e Uccio Bandello,.

Ma, dov’è finita quella sinistra?

Oggi, complice il neo liberismo e l’appiattimento del cosiddetto centrosinistra su posizioni capitaliste e draghiste, quel genere di sinistra popolare, è scomparso, lasciando il posto ad una sinistra “sinistrese che preferisce sempre più il trash e le sciatterie che, un tempo furono delle destre; per dirla con Fausto Bertinotti e il barbiere di Siviglia: “questo e quello per me pari sono.”

Apprendo con stupore e meraviglia che l’amministrazione di centrosinistra della mia città, nata all’ombra di san Cataldo e sotto il segno filosofico del cambiamento e della valorizzazione e incentivazione della cultura local-popolare, in tempi di emergenza soprattutto economica e di green pass voluto dai loro capi paranza nazionali agli ordini di Bigpharma e di Draghi, seppur vietando le processioni religiose, con il tacito silenzio assenso di santa romana chiesa, in occasione della festa del santo patrono, consente la celebrazione della festività laica e decide di investire quarantasettemila “dico quarantasettemila euro”, in un concerto del cantante partenopeo Enzo Avitabile; con buona pace del green pass e degli assembramenti anti covid.

Ora, con tutto il rispetto per l’artista Enzo Avitabile;  credo che quei soldi, si potevano risparmiare a tutto vantaggio di gruppi musicali locali “come da vostro programma elettorale per l’ennesima volta, non rispettato”; ed il restante, investirlo in opere pubbliche.

Ancora una volta, i sinistresi dell’era della tessera verde e del sacro siero benedetto, si confermano per quelli che sono: “fai come ti dico io, e non fare quello che faccio io.”

Buon ferragosto a tutti

M. L. “scrittore e opinionista

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